

Quattro.

Dalle guerre dinastiche.
alla sfida coloniale.


15. Il fine essenzialmente politico del mercantilismo.

Da: G. Luzzatto, Storia economica dell'et moderna e
contemporanea, Cedam, Padova, 1955.

Il mercantilismo, inteso come indirizzo di politica economica
caratterizzato dall'intervento organico del potere pubblico sul
sistema economico, si afferm in Europa in stretta correlazione
con la formazione dei moderni stati nazionali. Questi ultimi,
infatti, per mantenere eserciti permanenti, apparati burocratici e
rappresentanze diplomatiche, per svolgere una politica di potenza
che si fondava soprattutto sulla forza militare, dovevano poter
disporre di notevoli risorse finanziarie, e queste potevano essere
assicurate solo attraverso un aumento della ricchezza nazionale. A
tal fine rispondevano le varie misure adottate dalle grandi
monarchie dell'Europa occidentale nel corso del diciassettesimo
secolo e nella prima met del diciottesimo, qui ricordate dallo
storico italiano dell'economia Gino Luzzatto.


Quando si guardi al mercantilismo nel suo aspetto essenziale, che
 quello di un determinato indirizzo di politica economica, si pu
dire che il periodo del suo predominio coincide con quello a cui
si d il nome di et moderna o di et dell'economia nazionale,
iniziandosi cio alla fine del Quattrocento, quando cominciarono a
prevalere le tendenze accentratrici e assolutistiche delle
monarchie occidentali, per culminare nella met del Seicento al
tempo di Cromwell e di Colbert, e declinare fra la fine del
Settecento ed i primi dell'Ottocento.
A prescindere dai grandi imperi dell'antichit dove sarebbe assai
facile trovare i precedenti del sistema,  indubitato che alcuni
degli elementi fondamentali della politica mercantilistica si
incontrano gi nei maggiori comuni medievali, specialmente
italiani.
Ma soprattutto lo Stato moderno, verso il quale i primi passi sono
mossi dai grandi comuni e dalle signorie italiane del Trecento,
determina con le sue funzioni del tutto nuove la necessit di una
politica mercantilistica nel significato pi largo e complesso
della parola. [...].
Tutte queste nuove funzioni, e in modo particolarissimo la
creazione di un esercito permanente stipendiato, che avviene
appunto nel periodo in cui si compie una profonda trasformazione
nella tecnica militare col predominio della fanteria e
dell'artiglieria, da cui deriva anche la necessit di rinnovare
tutte le opere di difesa, richiedono una somma di spese, ordinarie
e straordinarie, di proporzioni, per quei tempi, inaudite, per cui
gli Stati medievali non erano in alcun modo agguerriti. Le
monarchie, abituate a contare, abitualmente, sulle sole entrate
patrimoniali delle loro terre di diretto dominio, ed in casi
eccezionali sui donativi concessi loro dai Parlamenti, devono
assicurarsi un sistema di entrate assai pi largo e meno
aleatorio, e traggono da questa necessit una delle spinte pi
efficaci per rompere gli ostacoli che si oppongono all'unit
doganale dello Stato, creando una sola barriera ed una sola
tariffa esterna che esse possano liberamente modificare, e per
sostituire all'estrema variet l'unit delle imposte dirette,
sopprimendo le mille divisioni, differenze ed esenzioni, che ne
paralizzano la riscossione.
Le necessit del tutto nuove della finanza inducono i governi ad
interessarsi dei problemi economici del loro paese: il commercio,
scriveva Colbert nel 1666,  la sorgente delle finanze, e le
finanze sono il nervo vitale della guerra. In questa sentenza
v', si pu dire, tutta l'essenza della politica mercantilistica:
il fine da raggiungere  la potenza dello Stato, che si fonda in
primissima linea sulla forza militare; il mezzo immediato per
poter assicurare questa forza  la finanza; il mezzo indiretto, ma
fondamentale,  l'aumento della ricchezza nazionale, raggiunto con
l'intensificazione della produzione e degli scambi, soprattutto
esterni. L'intervento dello Stato nella vita economica non 
giustificato da una preoccupazione per il benessere dei cittadini,
ma  determinato da un interesse squisitamente politico. L'aumento
della ricchezza privata interessa lo Stato, non meno
dell'ampliamento del territorio e dell'incremento della
popolazione, unicamente come un mezzo per aumentare la propria
forza: l'economia, nelle intenzioni almeno degli uomini di
governo, se non sempre nella realt,  completamente subordinata
alla politica.
Ma se questo, di una economia subordinata alle finalit dello
Stato,  il concetto informatore del sistema mercantile, se esso
risorge anche nell'et contemporanea tutte le volte che si sente
la necessit di cementare la coesione e l'indipendenza nazionale,
i mezzi a cui si ricorre per applicare questo concetto generale ed
i risultati a cui si arriva variano sensibilmente da periodo a
periodo e da luogo a luogo; e sono in fondo questi mezzi, assai
pi che il fine, che formano l'aspetto pi caratteristico e per
noi pi importante della politica economica delle grandi monarchie
dell'Europa occidentale nell'epoca di cui ci occupiamo.
Essi si possono, in generale, riassumere nei punti seguenti:
1) la politica demografica, tendente ad ottenere un aumento della
popolazione, di cui si sente la necessit in parte per assicurarsi
una maggiore disponibilit di uomini atti alle armi, ma in misura
assai maggiore per avere una pi larga offerta di mano d'opera ed
un maggiore numero di contribuenti [...];
2) la politica unitaria, che tende non solo all'unit politica,
amministrativa, tributaria e giudiziaria, ma anche all'unit
economica, alla formazione cio di un mercato nazionale, in cui le
merci e le persone possono circolare liberamente nell'interno
dello Stato sotto la guida e lo stimolo di un unico centro
disciplinatore e propulsore [...];
3) la politica della produzione, che varia anch'essa a seconda
delle condizioni sociali ed a seconda della forza politica di cui
possono disporre i vari gruppi di produttori; ma che presenta i
caratteri comuni dell'intervento diretto dello Stato per
promuovere e difendere lo sviluppo di quei rami della produzione
che esso ritiene pi vitali per l'interesse nazionale. [...] Per
le industrie nuove e per quelle fra le industrie vecchie che hanno
maggiore importanza per l'esportazione, l'aiuto pi efficace vien
dato dalla protezione doganale, che assume spesso il carattere di
un sistema proibitivo. Per essa l'industria gode per lo pi di una
duplice protezione: nell'acquisto delle materie prime, di cui 
vietata o gravemente ostacolata l'esportazione; nella conquista o
nella conservazione del mercato nazionale, in cui l'importazione
dei prodotti stranieri concorrenti  vietata o sottoposta a dazi
molto elevati. In quei paesi poi, dove il ceto agricolo non ha
raggiunto una notevole influenza politica, l'industria gode anche
di una protezione indiretta, inquantoch il divieto di
esportazione dei cereali e di altre derrate alimentari tende a
tener basso il costo della mano d'opera. Ma spesso queste forme di
aiuto non sono sufficienti. Quando non bastino nemmeno i premi
alla produzione o all'esportazione, si ricorre al privilegio,
concesso al singolo privato o ad una compagnia che si impegni ad
introdurre una industria nuova. Il privilegio pu assumere forme
ed estensioni diverse: dalla semplice esenzione fiscale per un
certo numero di anni, dal diritto di assumere liberamente la mano
d'opera, in qualunque numero e di qualunque provenienza, in deroga
agli Statuti delle corporazioni, dagli anticipi o dai donativi di
una somma di danaro fatti dalla corona stessa, si arriva fino al
monopolio della produzione e di vendita entro i limiti di una
provincia, di una regione o, assai raramente, di tutto lo Stato.
Nel caso poi di industrie pi delicate e costose non bastano
nemmeno i privilegi pi larghi, e si arriva addirittura alla
industria di Stato;
4) la politica commerciale, indirizzata ad incoraggiare con ogni
mezzo il commercio esterno ed a trovargli nuovi sbocchi. Negli
scambi con l'estero ed in particolare nella eccedenza delle
esportazioni sulle importazioni (bilancia commerciale favorevole)
si vede allora il mezzo, forse anzi il solo mezzo efficace, per
aumentare la ricchezza nazionale a spese dei paesi stranieri. Al
suo miglioramento si cerca di concorrere coi trattati di
commercio, con l'azione diplomatica ed anche militare, col
protezionismo doganale, che si propone, oltre allo scopo di
difendere le industrie, anche i due fini, difficilmente
conciliabili fra loro, di diminuire le importazioni e di aumentare
le esportazioni; coi premi, coi privilegi, colla stessa politica
coloniale, che ha in questo periodo, nonostante la diversit dei
suoi caratteri e dei suoi risultati, una finalit prevalentemente,
se non esclusivamente, commerciale. Il mezzo preferito  quello
della concessione del monopolio a compagnie private, che finiscono
per assumere dappertutto il carattere della societ per azioni, in
cui, nonostante la gravit del rischio, il capitale  attirato
dalla speranza di profitti altissimi, tutelati appunto dal
privilegio della esclusivit. Il privilegio, esteso talvolta anche
alla navigazione e al commercio in determinate zone, spesso
vastissime,  limitato in alcuni casi alla sola attivit
coloniale, subordinata sempre agli interessi commerciali della
madrepatria, nel senso che le colonie sono considerate come un
centro di rifornimento di materie prime alle sue industrie, come
un mercato di consumo dei suoi manufatti, come una fonte sicura di
noli alla sua marina mercantile;
5) la politica del denaro e dei metalli preziosi. Se la critica
pi recente ha potuto con ottimi argomenti dimostrare
l'infondatezza della tesi, che ha dominato da Adam Smith [1723-
1790, filosofo ed economista britannico, teorico del liberismo]
fino ai nostri giorni, secondo la quale il sistema mercantile si
riassumerebbe tutto nell'identificazione dei due termini:
ricchezza nazionale e abbondanza d'oro e d'argento; se  vero che
il sistema  qualche cosa di assai pi complesso ed organico, 
tuttavia innegabile che l'interesse di assicurare allo Stato una
sempre pi larga riserva di denaro e di metalli preziosi occupa in
esso un posto centrale e preminente, costituendo la preoccupazione
costante degli uomini di governo e degli studiosi di problemi
economici ed il criterio ispiratore di molti dei provvedimenti di
politica economica da essi attuati o suggeriti.
